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Uso archeologico dei Sistemi Informativi Territoriali

In Italia, come del resto in Europa, i Sistemi Informativi Territoriali (SIT o GIS) stanno vivendo in questi ultimi anni un momento di forte sviluppo soprattutto in tutti quei settori, come reti tecnologiche, trasporti, telecomunicazioni, pianificazione, ambiente ed agricoltura, nei quali la cartografia è sempre stato un elemento fondamentale per la gestione delle specifiche attività di controllo del territorio. In tutti questi ambiti, infatti, l’uso di cartografia tradizionale sta per essere man mano sostituito dall’utilizzo di cartografia digitale e dei relativi sistemi di gestione informatica di dati georiferiti. La comparsa dei Sistemi Informativi Territoriali ha suscitato molto interesse anche nel campo dell’archeologia. Preliminarmente alla descrizione dell’uso dei SIT in campo archeologico risulta indispensabile comprendere che cos’è un Sistema Informativo Territoriale e quali sono le sue potenzialità.
La conoscenza del territorio implica la disponibilità di dati topografici, cartografici e tematici aggiornati, accurati e tra loro congruenti. La gestione dei dati territoriali, sempre più complessi ed abbondanti richiede competenze, strumenti e tecnologie adeguate. Tra queste i Sistemi Informativi Geografici o Territoriali (GIS o SIT) ricoprono un ruolo di importanza crescente. Un SIT è un insieme di tecnologie hardware e software, programmi applicativi, collegamenti in rete, database territoriali, processi e procedure atti all’automazione nella gestione del territorio, alla condivisione delle informazioni territoriali ed a garantire la conoscenza aggiornata, puntuale ed il controllo delle attività naturali ed antropiche che modificano il territorio stesso. In maniera più semplificata si può dire che è un sistema che contiene specifiche funzioni per acquisire, elaborare, gestire e restituire dati georiferiti. Nella fase di progettazione di esso si individuano i dati in funzione dei risultati che si vogliono ottenere classificando ogni tipologia di informazione, individuando le fonti e la qualità necessaria, la struttura informatica e le procedure di acquisizione. L’acquisizione dei dati, delle informazioni e dei tematismi può avvenire da banche dati e cartografie già esistenti e può generare elementi geografici da rilievi aerei e comprendere immagini telerilevate da satelliti e prodotti derivati.
L’utilizzo intensivo di strumenti SIT o GIS per realizzare progetti sul territorio si può interpretare come la risposta alla necessità di colmare delle lacune degli strumenti di tipo CAD che hanno sostituito nel tempo gli strumenti manuali e che forniscono informazioni solo grafiche prive di notizie allegate e di tematizzazione. Invece la caratteristica fondamentale dei GIS è quella di abbinare a singoli oggetti grafici, o gruppi di oggetti, dei dati non grafici. Nella letteratura specializzata si parla perciò di dati grafico-spaziali, che riguardano cioè la geometria, da un lato e dall’altro lato di dati attributi, non spaziali. In tal senso i GIS rispondono alle maggiori esigenze richieste dal mercato in termini di rappresentazione, di tematizzazione e di sovrapposizione di tematismi.
Il risultato immediato dell’affermarsi di questo nuovo “modus operandi” è la produzione di cartografia numerica che oltre a produrre risultati cartacei fornisce dati di tipo numerico memorizzati cioè in forma di coordinate relative o assolute che possono essere gestite. Un apparato di schede facenti capo ad una banca dati e poste in relazione con l’oggetto che materialmente descrivono è associato a questa tipologia di cartografia che si pone in antitesi alla cartografia automatica, discendente dal CAD che consente esclusivamente, nel processo di realizzazione di una carta, di automatizzare la maggior parte delle operazioni che vengono delegate al calcolatore.
La “soluzione GIS” costituisce una concreta risposta ad uno dei problemi più ricorrenti e pressanti nell’ambito delle applicazioni informatiche in archeologia: la difficoltà di relazionare ed integrare il dato alfanumerico con quello grafico.
L'archeologia ha dunque dovuto prendere atto dell'esistenza di questi nuovi strumenti e ha cominciato ad "attrezzarsene". Le motivazioni che stanno alla base del connubio fra l’Archeologia del Territorio e i Sistemi Informativi Territoriali o Geografici sono da ricercare anche nella volontà da parte degli archeologi di sottrarre, mediante l’allestimento veloce di strategie, il patrimonio archeologico ai fenomeni di alterazione e distruzione provocati dai cambiamenti di abitudini e consumi, ma soprattutto dall’incredibile impennata dello sviluppo tecnologico che sta modificando in maniera radicale l'assetto del "territorio" del pianeta. L'archeologia moderna da diverso tempo si è occupata di condurre indagini e ricerche sul territorio per la ricostruzione diacronica dei paesaggi storici per rispondere ad esigenze di tipo scientifico-umanistico ma anche in conseguenza della situazione di degrado del territorio. Lo scopo di questa ricognizione é l'individuazione sistematica all'interno di campioni rappresentativi delle diverse caratteristiche geo-morfologiche e culturali del territorio studiato, della maggiore quantità di siti e insediamenti umani, per una sua registrazione complessiva e il suo posizionamento all'interno della cartografia adottata. A sostegno di questa ricerca sul territorio si collocano i SIT che consentono di creare un modello continuo di territorio che comprende oltre ai dati geometrici e alfanumerici provenienti dalla digitalizzazione anche quelli derivanti dai sistemi di rilievo topografico e fotogrammetrico. Il modello fornisce contemporaneamente i dati sulla collocazione delle strutture, sui loro attributi e in special modo sulle loro interrelazioni spaziali mantenendo in questo modo l’omogeneità e la congruenza delle informazioni. L’individuazione di un accettabile supporto tecnologico va comunque di pari passo con la necessità del posizionamento puntuale e con la conoscenza integrale del patrimonio archeologico.
Dunque punto di partenza per la creazione di un “catasto” archeo-topografico è la definizione dell’iter di acquisizione delle informazioni che si fonda su una serie di presupposti:
1) rinuncia alla formazione di una cartografia di base ex novo;
2) rinuncia all’utilizzo di una base cartografica ufficiale predeterminata;
3) utilizzo delle coordinate come unico strumento per stabilire un aggancio con la topografia attuale;
4) esecuzione dei rilievi sul posto che vengono poi immessi nella base di dati grafica;
5) ottenimento di un file grafico che può essere sovrapposto logicamente con qualsiasi altro file grafico e fisicamente con qualsiasi formato cartografico in uso nel territorio interessato questo in virtù del fatto che le informazioni sono spazialmente determinate dalle coordinate;
6) immissione delle informazioni in un sistema informativo più ampio con il quale interagiscono fornendo dati per la tutela e la pianificazione;
7) fruibilità della base di dati in formato numerico a tutti i settori che ne possono fare un uso operativo oltrechè documentario.
La necessità di utilizzare le sole coordinate per stabilire l’aggancio con la topografia ha portato ad utilizzare per la localizzazione e il posizionamento dei punti la tecnologia GPS che ha rivoluzionato le tecniche di rilevamento ed acquisizione di dati di posizione sul terreno. Il sistema si basa sul rilevamento, attraverso un ricevitore a terra, di segnali trasmessi continuamente da una costellazione di satelliti specifici; questi segnali permettono di determinare la posizione di un qualsiasi punto della terra in coordinate geografiche, latitudine e longitudine, con una notevole accuratezza che è funzione del tempo di stazionamento sul punto.
Si comprende allora che l’archeologia, per l'enorme mole di dati che produce, non può più essere efficacemente gestita senza il calcolatore; non può permettersi di stare fuori dai sistemi di comunicazione odierni che richiedono e richiederanno sempre di più la completezza della documentazione e la sua trasparenza, grande velocità di trasferimento, chiavi di lettura diversificate.
L’adeguamento ai sistemi di comunicazione attuali e il trasferimento dei dati ad una pluralità composita di soggetti (dall'ente pubblico, al ricercatore, al semplice navigatore della rete) sono le condizioni indispensabili affinché l’archeologia non venga esclusa dalla grande informazione e non lavori a circolo chiuso solo per sé stessa.
Autore: Ing. Simona Incatasciato
Lavoro svolto nell'ambito del Master in "Economia del recupero e della valorizzazione dei beni culturali"- Scuola Superiore di Catania

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