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Le vicende storico-costruttive del Duomo di San Giorgio di Modica

La fisionomia attuale della chiesa di San Giorgio di Modica è il frutto di più secoli di trasformazioni.
Le origini si fanno risalire al 1190, anno in cui Ruggero il Normanno decise di fare realizzare, a proprie spese, una chiesa intitolata al Santo di Cappadocia che gli era apparso, come testimoniano numerosi studiosi, durante la battaglia di Cerami del 1061 contro i Saraceni, in occasione della quale aveva vinto.
La chiesa venne costruita nello stesso luogo in cui sorgeva un tempietto dedicato alla Santa Croce che però era stato distrutto intorno all’845 dai Musulmani. I documenti contenuti nell’archivio Capitolare della Chiesa di San Giorgio, come riferisce lo studioso Paolo Nifosì, oltre a testimoniare l’esistenza del suddetto tempietto, rivelano che il Conte Ruggero affidò l’incarico di coordinare la costruzione della chiesa di San Giorgio ad un abate benedettino di nome Umberto, proveniente dal monastero di Mileto e che era al suo seguito.
Nel 1631 un sisma provocò la distruzione della chiesa la cui ricostruzione venne richiesta a gran voce dal popolo che si impegnò nella raccolta delle offerte. Dopo la convocazione di diversi architetti ed ingegneri si decise di abbattere ciò che era rimasto del vecchio edificio e di ricostruirlo ex-novo affidando il progetto ad un tale Frate Marcello da Palermo dei Minori Riformati di San Francesco . I disegni furono inviati a Don Giovanni Alfonso Henriquez Cabrera, Conte di Modica, e il 25 marzo 1643, alla presenza del Governatore della Contea, venne posta la prima pietra della nuova chiesa.
Un nuovo e più terribile sisma si abbatté sulla Sicilia Orientale e anche su Modica l’11 gennaio del 1693 provocando la distruzione delle sue chiese tra cui San Giorgio.
Dopo un’iniziale proposta di trasferire la città “in altra parte più piana” fu decisa la ricostruzione degli edifici nel vecchio sito.
Il 25 maggio 1693, il Vescovo di Siracusa, nominato Vicario Generale del Val di Noto per riparare i danni del terremoto, ordinò una perizia sullo stato della chiesa. Il 16 agosto dello stesso anno, maestro Simone Caccamo Blandano , affiancato dai capimastri Giacomo Dierna di Ragusa e Andrea Calabrese di Modica, elaborò e consegnò la perizia in cui furono indicate le parti rimaste intatte e quelle crollate. Dalla suddetta relazione, custodita nell’archivio Capitolare di San Giorgio, si evince, come fa notare Nifosì, che il coro e la cappella maggiore rimasero intatti così come le cappelle del SS. Crocifisso, le cappelle del transetto e la navata centrale mentre i finestroni laterali, il tetto del transetto, fatto in canne e legni, e le cappelle della navata sinistra subirono dei danni.
La perizia, nella parte conclusiva, indica il valore dell’opera sopravvissuta al sisma e stima fossero necessarie milleottocentonovanta onze per operare la ricostruzione. La ricostruzione non venne operata stravolgendo la vecchia pianta ma anzi rispettando l’antico modello.
I lavori di ricostruzione iniziarono l’1 settembre 1702 dalla cappella del SS. Sacramento. Nello stesso anno la contea di Modica passò sotto il dominio spagnolo e da allora non si hanno più documenti riguardanti la ricostruzione della chiesa che fu consacrata nel 1738.
Al 1761 risale, secondo Nifosì, il nuovo prospetto della chiesa, il progetto del quale fu redatto da diversi architetti fra cui Francesco Paolo Labisi . All’interno della chiesa in corrispondenza della parete di fondo della navata centrale, a livello del secondo ordine, c’è una sconnessione tra la facciata e la chiesa stessa denunziata dalla presenza di due murature contigue, quella della facciata e quella della chiesa fra cui è interposto uno strato di pietrame non squadrato. Questo punto potrebbe essere visto come quello in corrispondenza del quale alla vecchia struttura pre-terremoto, con facciata coincidente con il muro della navata, si affianca la nuova facciata.
Nel 1780 si costruì la volta della navata maggiore e del transetto e nel 1782 se ne operò la stuccatura.
Nel 1791 iniziarono i lavori per la cupola ad opera del capomastro di Ragusa Giambattista Muccio .
Nel 1795 venivano portati avanti i lavori inerenti il secondo ordine della cupola e la calotta.
Riguardo ai lavori condotti nei decenni successivi si dispone, allo stato attuale delle ricerche, di pochissime e frammentarie notizie.
Paolo Nifosì, sempre a proposito del problema della facciata, riferisce di un documento da cui si evince che nel 1841 i lavori della facciata erano fermi all’altezza terminale del terzo ordine, mentre resta in dubbio che i lavori del secondo e del terzo ordine fossero stati portati avanti negli anni precedenti su progetto di Carmelo Cultraro che ne aveva fornito i disegni.
Le analisi delle malte, condotte in occasione degli interventi di restauro effettuati nel 1991, hanno messo in evidenza l’identica composizione fra le malte del secondo e del terzo ordine e la diversità con quelle del primo ordine.
I dati certi sulla facciata sarebbero dunque, secondo lo studioso, l’inizio del 1761 e la conclusione del 1848 documentata da un cartiglio sopra il terzo ordine; i dati probabili sono: il disegno del primo ordine da attribuire a Francesco Paolo Labisi e la realizzazione tra terzo e quinto decennio dell’’800 del secondo e del terzo ordine ad opera forse di Carmelo Cultraro.
Nel 1878, anno in cui riprendono le notizie dopo un vuoto tra gli anni ’40 e gli anni ’80 dell’Ottocento, venne operata la sostituzione del pavimento in pietra con quello attuale in marmo nelle tre navate centrali, mentre nel 1880 vennero ultimate le restanti due navate.
Nel 1888, su progetto dell’ ingegnere Antonino Avella integrato in parte dal direttore dei lavori ingegnere Girolamo Pulino, vennero eseguite le decorazioni in stucco nella cupola e nella volta della navata maggiore.
Negli anni tra il 1945 e il 1947 venne sostituita la pavimentazione della zona absidale in pietra pece con lastre di marmo, in seguito a danni bellici.
Successivamente, negli anni 1969/70, sono stati restaurati i tetti delle cinque navate in particolare le capriate in legno della navata centrale sono state sostituite con capriate in legno con la catena di ferro.
Nel 1991, come accennato sopra, è stato eseguito un intervento di restauro, effettuato dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici di Siracusa e Ragusa.
Recentemente poi, il 27 giugno 2002, la Chiesa di San Giorgio è stata dichiarata ufficialmente “Patrimonio dell’Umanità” ed è stata inserita tra i beni culturali tutelati dall’UNESCO. Questo riconoscimento, di per sé ambito, assume una valenza ancor più rilevante nell’ottica di un processo che coniughi la valorizzazione con la conservazione e la salvaguardia di un monumento, insieme ad altri, rappresentativo di un fenomeno unico nella sua eccezionalità quale la ricostruzione tardo barocca, seguita al sisma del 1693, testimonianza dell’esuberante genialità espressa nell’arte e nell’architettura.

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