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FERROVIA E TERRITORIO - La Siracusa-Ragusa/Vizzini


Anche se i treni non ci sono più, rimane ancora intatto tutto il fascino di un tracciato antico che regala una prospettiva intima sul territorio, sui suoi colori, luci, profumi, suoni

Il sistema ferroviario ibleo non gode più dell’importanza di un tempo, ridotto com’è alla sola linea RFI (FS Trenitalia) Siracusa-Licata, poco utilizzata dai passeggeri e ancor meno per le merci. La situazione odierna è il risultato di scelte che, nel tempo, hanno fatto perdere competitività: l’eccessiva distanza da Catania, gli orari poco compatibili con le esigenze dell’utenza, i continui disservizi; tutto ha contribuito ad allontanare il treno dalla quotidianità dei cittadini. Eppure, se il servizio fosse adeguatamente organizzato (magari con la gestione diretta delle amministrazioni locali, più vicine al territorio), questa ferrovia sarebbe ancora competitiva nel servizio vicinale e importante anche in chiave turistica, come hanno dimostrato i treni storici degli ultimi anni: la Siracusa-Licata offre scorci paesaggistici di rara bellezza e collega tra loro alcuni dei più importanti centri storici degli Iblei.
Un futuro in chiave turistica è la scommessa già in atto per l’altra ferrovia iblea, la Siracusa-Ragusa/Vizzini, la linea a scartamento ridotto nota come “u trénu ri Cicciu Piecura” che collegava i comuni dell’area montana che ne vollero la realizzazione proprio perché rimasti esclusi dalla Siracusa-Licata. Inaugurata tra il 19 luglio 1915 e il 26 luglio 1923 e gestita dalla S.A.F.S. (Società Anonima per le Ferrovie Secondarie), questa ferrovia toccava la rete FS ai tre capilinea, realizzando così un sistema ferroviario che consentiva pure di avvicinare l’area iblea a Catania attraverso lo snodo di Vizzini.
Tuttavia, nonostante i notevoli volumi di traffico registrati dai primi anni ’30 grazie al trasporto dell’asfalto ragusano, nel dopoguerra la volontà politica di favorire il trasporto su gomma ne decretò la fine:
dal 18 febbraio 1949, il servizio venne limitato alla tratta Siracusa-Palazzolo Buscemi, dove sopravvisse fino alla chiusura definitiva, il 30 giugno 1956; poco dopo, la linea venne smantellata, contestualmente alla vendita di tutte le proprietà.

Una ferrovia a misura d'uomo, con treni pittoreschi trainati da piccole locomotive sbuffanti che, a fatica, si inerpicavano tra i monti, poggiando su eleganti ponti e rilevati in pietra per poi sparire nel buio delle gallerie, tra continue curve e controcurve, salite e discese: questa era la Siracusa-Ragusa/Vizzini, ormai ridotta prevalentemente a un sentiero sterrato più o meno praticabile, con alcune tratte cancellate dall'espandersi delle periferie urbane ed altre ancora asfaltate; sopravvivono buona parte dei fabbricati e delle opere d'arte. Anche se i treni non ci sono più, rimane ancora intatto tutto il fascino di un tracciato antico che regala una prospettiva intima sul territorio, sui suoi colori, luci, profumi, suoni.

Ad oggi, l'unica tratta oggetto di una compiuta valorizzazione è anche la più interessante: gli oltre 13 km compresi tra le stazioni di Sortino Fusco e Cassaro Ferla che attraversano la riserva di Pantalica, nel cuore della valle dell'Anapo.

La ferrovia è la principale via d'accesso a questo sito di notevolissimo interesse archeologico e naturalistico, prerogativa già nota fin dagli anni '30, quando la stessa S.A.F.S. curò una serie di iniziative e di servizi turistici, suggellati da una storica visita di Re Vittorio Emanuele III.

Un progetto, coordinato dalla Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Ragusa, dall'Assessorato al Territorio e Ambiente della Provincia di Ragusa e dall'Azienda Regionale Foreste Demaniali di Ragusa., intende ora recuperare questa ferrovia come pista ciclopedonale, nella prospettiva di rendere fruibile quella che di fatto sarà la principale greenway del Parco degli Iblei.

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