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Un viaggio nel cuore della meravigliosa Sicilia Barocca

Tra Noto e Pachino - La Villa del Tellaro attrae con i suoi mosaici policromi

La masseria di contrada Vadeddi sulla sponda destra del Tellaro (gli antichi abitanti chiamavano il fiume Eloros) versava in uno stato d'abbandono pressochè totale e sembrava perciò destinata all'oblio.
Era, però, oggetto di esplorazioni non autorizzate e furono proprio gli scavi, alla ricerca di manufatti dell'antichità, a destare l'attenzione della Soprin-tendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Siracusa e permetterne così il recupero. Quella costruzione rurale, tipica del territorio di Noto e risalente al Settecento-Ottocento, nascondeva nel suo grembo un tesoro.
Non erano monete né monili d'oro, ma mosaici del IV secolo dopo Cristo, una distesa di pavimenti policromi. La
masseria era stata costruita, infatti, sovrapponendola a una villa romana. Bisognava riportare alla luce i reperti, senza danneggiarli o distruggerli.
È stato un lavoro paziente, quello dell'archeologo. Il recupero, sotto la guida attenta di Giuseppe Voza, studioso, archeologo e sovrintendente ai BB.CC. del tempo, richiese poco più di vent'anni.

I pavimenti, recuperati e restaurati, furono collocati nel febbraio del 2004 al loro posto, strutture di metallo e di vetro ne garantiscono oggi la conservazione e la fruibilità totale a visitatori, studiosi, appassionati e turisti di ogni nazione. La villa del tellaro entrò allora come oggi, nel circuito del turismo culturale, sulla scia della celeberrima villa del Casale di Piazza Armerina e dell'altra scoperta a Patti Marina.
La visita, per ricercatori e viaggiatori amanti dell'arte e della storia della Sicilia nell'età tardoantica, si effettua con un percorso ben definito. I visitatori al primo impatto "incontrano" il palmento che con le sue vasche e i suoi tini documenta della masseria, un microcosmo destinato - magari - a essere valorizzato con la promozione a servizio collaterale. Una passerella, sovrapposta alle strutture murarie antiche, introduce a quel mondo classico.

Che cosa raccontano i mosaici? Scene di ordinaria quotidianità e non solo. Un banchetto all'aperto con i commensali, sei per la precisione, sotto una tenda tesa fra rami d'alberi, la danza di una menade e di un satiro (abitanti dei boschi che praticavano riti orgiastici) attorno a un altare, battute di caccia, voli di uccelli e, nell'ambiente più orientale, una rappresentazione relativa alla guerra più celebre di tutti i tempi, quella cantata da Omero. Il vecchio re Priamo è venuto a riscattare, con l'oro, s'intende, il corpo straziato del figlio Ettore. Da un lato Achille, l'astuto Ulisse, Diomede, uomini che abbiamo conosciuto a scuola leggendo i versi del poema.
I Greci a differenza dei Troiani, sono ben raffigurati. Il mosaico non è integro. La pesatura oro-corpo dell'eroe è fissata per l'eternità ma di lui rimane ben poco.
Gli eroi, come si sa, vivono nei canti dei poeti.





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