IngegniCulturaModica

Un viaggio nel cuore della meravigliosa Sicilia Barocca

Prendiamo spunto da un articolo pubblicato domenica 30 giugno sul quotidiano La Sicilia dal titolo “Con la cultura a Scicli si mangia” a firma di un’eccellente Vittoria Terranova, per introdurre una qualche riflessione sul tema della tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali in provincia di Ragusa, senza esimerci dall’avanzare un minimo di proposta e suggerimento.

Se Scicli è il posto in Sicilia dove con la cultura si mangia, e di ciò   non c’è che da congratularsi con le forze culturali, economiche e sociali di quel luogo, verrebbe quasi spontaneo chiedersi, senza per questo cedere alla  polemica e men che mai alla  provocazione, perché ciò non accade a Modica, a Ragusa, a Catania od altrove.

Ma così ragionando cadremmo per l’ennesima volta nello stesso errore o se si vuole nel medesimo  vizio che caratterizza la mentalità iblea in particolare, e quella siciliana in generale. Noi amiamo contrapporre realtà, siano esse culturali, territoriali, economiche, infrastrutturali, turistiche in una logica pseudo competitiva e distruttiva, di tipo localistico e municipalistico, senza accorgerci che è solo attraverso una sinergia di forze, di fermenti culturali, di valorizzazione di risorse umane che è possibile intravedere una prospettiva di sviluppo per i nostri territori.

Se Scicli culturalmente non fa rete con Modica, Ragusa, Noto, se l’ente di gestione dell’aeroporto di Comiso non dialoga con quello di Catania, se il porto di Pozzallo resta una risorsa ad esclusivo interesse della cittadina che diede i natali al grande La Pira, se l’Etna ora bene dell’Umanità dovesse contrapporsi al sito Unesco del Sud-est, se continuiamo a  litigare finanche sulla ragusanità, modicanità o sciclitanità del Commissario Montalbano, probabilmente qualcuna di queste singole realtà avrà una qualche stagione di notorietà, un momento di visibilità alta sui mass media nazionali, ma a fine corsa prima del prossimo giro, quasi certamente dovrà prendere atto che la strada da percorrere era e resta una sola, quella stessa che portò Modica, Scicli, Ragusa, Noto, Caltagirone,Palazzolo Acreide, Catania e Militello  al riconoscimento Unesco del 2002, una “santa alleanza”che purtroppo, bisogna ammettere, non ha dato i frutti sperati.

A proposito che fine ha fatto il Distretto culturale del Sud-est?

E l’istituzione del Consorzio degli operatori turistici a Modica, del quale abbiamo voluto far parte quale soci fondatori, potrebbe rappresentare, nel panorama culturale ibleo,una grande novità, carica di innovazione e progettualità, solo se si ha il coraggio di invertire velocemente la rotta puntando su un intero territorio fatto di enti, associazioni, imprenditori,operatori culturali, professionisti, tecnici,volontari che ambisce ad essere eccellenza in campo turistico-culturale, senza il protagonismo o peggio la supremazia di una città sull’altra,di una categoria imprenditoriale sull’altra,di un’associazione sull’altra,perfino di un sito museale sull’altro, in una logica di azione sistemica, collaborativa e integrata.

Il Consorzio così come auspicato dal suo presidente Renato Nuccio, all’atto del suo insediamento,deve essere sostenuto dalle pubbliche amministrazioni, dovrà aprirsi al territorio e alle associazioni, tentando di rendere operativo il Distretto  culturale del Sud-Est di cui si è sempre parlato , ma rimasto purtroppo nelle intenzioni degli ideatori.

Se anche il Consorzio dovesse malauguratamente intraprendere la strada dell’autoreferenzialità, della settorializzazione al suo interno, della municipalità accentuata, del protagonismo esasperato di alcuni, della subordinazione al politico-amministratore di turno che detta condizioni, veti e priorità, allora sarebbe ancora una volta un’occasione mancata, una promessa ai giovani non mantenuta.

Ed infine , gli operatori culturali, l’informazione,le guide turistiche, gli specialisti  del recupero e della valorizzazione ,i tecnici,   occorre che siano risorse preziose, categorie irrinunciabili a presidio e a vantaggio delle istituzioni e della collettività, a servizio di tutte le amministrazioni, indipendentemente dal colore politico che portano, e  mai di parte e meno che mai protagoniste nell’agone politico.

Una Cultura, libera da condizionamenti non sottomessa ai poteri forti, potrebbe rappresentare, per restare in tema economico,  fonte  di sviluppo e anche di occupazione per i nostri giovani, nella consapevolezza che operare con professionalità nel campo del turismo e della cultura per generare profitti è oggi molto difficile. La concorrenza interna ed esterna fa aumentare le esigenze dei visitatori e la globalizzazione impone nuove regole.

L’evoluzione del mercato, l’importanza delle nuove tecnologie rendono evidente la necessità del connubio tra l’attenzione al territorio e alla sua cultura e le strategie di marketing e di promozione.

Citando Aristotele potremmo concludere “Siamo ciò che facciamo ripetutamente. L’eccellenza non è un fatto, ma un abito”.

                                                                                    Mario Incatasciato

                                                             Presidente associazione IngegniCulturaModica

                                                       Ente gestore Museo della Medicina “Tommaso Campailla”

                                                       Socio fondatore Consorzio operatori turistici a Modica

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