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Un viaggio nel cuore della meravigliosa Sicilia Barocca


Tratto  dall'Opera "Tommaso Campailla e la Scuola Medica Modicana" edita da IngegniCulturaModica

Nasce a Modica il 7 aprile 1668 da Antonio ed Adriana Giardina.

Dimostratosi di intelligenza limitata, il padre lo confina in campagna. Intorno ai 16 anni si opera in lui un cambiamento: esplode prepotente il desiderio di istruirsi ed è così che egli si dà ad una serie di letture disordinate. A questo punto il padre lo avvia a studi sistematici presso la locale scuola dei Gesuiti.

Studia diritto presso l’ateneo catanese, ma il diritto non lo attrae. Preferisce le belle lettere, la filosofia, le scienze naturali, la medicina. L’idea di vedere il figlio medico desta orrore nel padre, dato che la professione di medico viene considerata servile ed indecorosa. Si giunge addirittura ad interdire i monasteri alle figlie dei medici ed il divieto dura fino al 1774.

Morto il padre si abbandona ai suoi studi prediletti, soprattutto alla medicina. Conosce le idee del filosofo francese Descartes, diventa suo fervente ammiratore e da quel momento lega strettamente ricerca ed esperimento.

Nasce così nel 1709 l’Adamo, un poema filosofico didattico in venti canti ed in ottave di oltre diciannovemila versi endecasillabi.

«Con grande abilità di verseggiatore, applicando i principi di Cartesio, egli passa in rassegna l’intero creato, dai cieli agli esseri viventi e di questi espone struttura e funzioni, mostrando larga conoscenza di anatomia, di fisiologia, di patologia, e di biologia generale».

Nel 1710 pubblica lo scritto Del moto interno degli animali, un’opera che lo pone tra i primi del suo secolo. È essa un trattato di fisiologia «scienza a quei tempi ancora incerta e bambina».

Nel 1716 vengono pubblicati gli Emblemi, raccolta di 266 sonetti.

Nel 1750 pubblica l’Apocalisse di S.Paolo, poema teologico in sette canti.

Scrive drammi: La pace tra i pastori, l’Unione ipostatica, i melodrammi: Elmira, Ciro in Babilonia, San Giorgio, San Guglielmo nonché i Vagiti dell’ingegno, raccolta di poesie giovanili. Mentre in Italia le sue opere vengono accolte freddamente, in Olanda, in Germania ed in Inghilterra esse hanno tanta risonanza da indurre il filosofo inglese George Berkeley a spingersi fino alla lontana Modica per conoscere il filosofo modicano.

Nel 1698 Campailla colloca al Santa Maria della Pietà tre stufe fumigatorie per la cura delle malattie luetiche. Costruite in un legno misterioso, avvolte in un impasto a tutt’oggi sconosciuto, esse offrono ristoro ai sifilitici che seduti lì dentro bruciano cinabro ed incenso e sono il segno tangibile della sua cultura e della sua competenza medica. Le botti, inutilmente imitate da tanti, attraggono tantissime persone dall’Italia tutta e da fuori anche per il giudizio favorevole della medicina ufficiale che menziona il Modicano in tutti i trattati

specifici. Esse funzionano fino all’avvento della penicillina.

Grande erudito, Campailla rivela ben presto una mente enciclopedica.

Quanto a diagnosi e a conoscenza del corpo umano egli è senza uguali, così dicono i suoi biografi. Pur non essendo medico acquisisce una vastissima cultura biologica che lo spinge a tenere nella sua dimora una prestigiosa scuola medica per giovani studenti ed anziani esercenti. Muore il 7 febbraio 1740.

Serafino Amabile Guastella, appassionato biografo del Campailla, nel suo piacevolissimo libro scritto su di lui, così lo descrive: «…con ceffo e ghigno da scimmia, di occhi storti, distratto, solitario, accigliato, di costumi strani, di usanze bisbetiche… Da novembre a giugno stava ringusciato… in mezzo a corvi, a testuggini, e a parecchie dozzine di vipere… in uno stanzino, tutto incrostato di corna, per guarentirsi dall’umido, e riscaldato da un immenso braciere che ardea notte e giorno: sicché gli amici, non potendo reggere a quella temperatura africana erano costretti a conversare con lui dalla camera attigua… Espertissimo di medicina, sebbene non addottorato in quella facoltà, conoscea dal suono della voce, non solo le malattie, ma ben anche il loro iniziarsi, e prescriveva rimedi, che sembravano strani, ma riuscivano

di stupenda efficacia… Un’altra volta, con meraviglia e spavento di tutta la cittadinanza, mediante un terremoto artificiale, fece scuotere il suolo e le fabbriche di quella parte della città, che corre dall’Olivella alla chiesa di Santa Marta… Mangiava una sola volta al giorno, e un sol cibo, per lo più inzuccherato… Timorosissimo della morte…negli ultimi tre anni di vita era solito cibarsi ogni giorno, del pane eucaristico, preparandosi alla morte che sentiva vicina… Ad ogni modo l’altezza della mente, l’universalità del sapere,

la divinazione di non pochi trovati scientifici, la dignità della vita… formano del Campailla una delle più grandi individualità del secolo XVIII».

 

Le notizie sulla biografia di Tommaso Campailla sono state tratte da:

- Renda Giovanni e Filippo, Biografe degli uomini celebri per lettere e scienze che vissero in

Italia dal secolo XVI al XIX, Modica, 1869

- Criscione Giovanni, “I poemi di Tommaso Campailla” e “Produzione scientifica e letteraria

di Tommaso Campailla”, in Archivum Historicum Mothycense n°4, 1998


 

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